immobilismo

Ho perso il suolo.

Se ho perso il suolo, come posso ancora camminare?

Potrei andare imitando, mentre so che sprofondo in una terra aggrovigliata di radici -ma le mie non ci sono-.

E.

Annunci

Traghettamenti

Me lo ricordo: S. lo aveva detto a suo tempo “Sei solo molto sensibile“.  Ci sono dei giorni in cui credo di essermi evoluta -nessun moto superfluo dello spirito-e di aver lasciato il marcio alle mie spalle per poter finalmente cominciare qualcosa, per poter gareggiare sul serio purificata dai fardelli depositati dai giorni, mai richiesti. Invece, nemmeno all’inferno, mi riscopro traghettata nel limbo di sempre, quella dimensione ibrida alla quale l’ipersensibilitá condanna e che mi rende indegna ai miei stessi occhi. La permeabilità, il condizionamento ambientale. Camaleontica, Zelig di Woody Allen (si può ancora nominare?) mi spiccia casa. Ma forse anche no, perché a quello ci pensa il mio doc aggiunto. Da queste parti non ci facciamo mancare niente. È una landa copiosa in cui il disagio scorre come ambrosia.

[Memorandum: oggi -e anche ieri- ho fatto il pane, integrale con noci e ai semi. Era la ricetta di A., conservata affettuosamente, di quando, in una delle sue molteplici professioni, si era ritrovata in un risto-forno bene del centro. Ogni tanto devo concretizzare, usare le mie abilità per un sollievo istantaneo. La cucina risulta una buona palestra: mi aiuta a contrastare l’autosabotaggio].

E.

Dove il wifi non arriverà mai

Mi domando spesso dove siamo – a che punto dell’autodistruzione- e perché stiamo andando. Quelle classiche domande esistenziali che sorgono spontanee mentre si passano venti minuti sul tram per andare al lavoro, mentre si aspetta il verde per attraversare o mentre si cammina -con l’occhio triste e deluso da chi lo fa zombieficato testa bassa e smartphone alla mano (no). Quelle classiche domande che prendono forma solamente se il tuo grado di ansia è sufficientemente elevato. Bene, ci siamo: anche ogni cosa passata può essere radiografata per non-essere capita. Così l’ansia rigenera se stessa e alimenta la sua bolla di iper realtà.

Invece vorrei tornare alle vecchie cose che avevano un loro tempo: inizio, svolgimento e fine. Dove sono questi confini oggi, se tutto può essere raccolto e raggiunto in ogni momento? La verità di quest’ansia contemporanea potrebbe essere che non c’è nessun posto in cui ci si possa nascondere, nessun rifugio, nessuna casa, non un nido -mentre, occhi al cielo, gli stormi invernali volteggiano fluidi .

E.

continuum

Io non ho ricevuto il suolo in cui depositare l’amore – e a cui attingere per donarlo. C’è un’insufficienza che alberga dentro di me, una mancanza, una malformazione affettiva che più si sforza di non essere tale, più diventa mostruosa e imponente. Nella relazione mi faccio isolata e irraggiungibile, non posso essere toccata, perché molti sono i miei aspetti (c’è un Dio con le sue manifestazioni, le sue sephirot gli rendono conto). Una relazione, non può essere altro che dimora di silenzi (eppure c’è un affetto, che non è mai abbastanza, non è mai come il loro). E potrei perdere tutto quello che non sono riuscita a costruire in ogni momento.

Gennaio, 2018, incredibile. Vengono con me tutte le mie insicurezze – quando finirà?

E.

Il mio nome

Ho sempre guardato con diffidenza quelli che mi vezzeggiano con “Ele”. La vulnerabilità, soprattutto affettiva,  -il diminutivo me la richiama- la metto davanti a me e gli faccio le boccacce. Rispetto invece chi mi guarda e non potrebbe che non chiamarmi “Nora”, quale creatura imperfetta, incerta, tutta sogni e desideri repressi, dolce ma non indifesa, cazzuta in modo personalissimo. Anti-conformista.

E.

A passo veloce

Cammino ben vestita, a passo veloce e apparentemente sicuro, sembro guerriera e ribelle tipo Kirsten Stewart nello spot di Gabrielle, the new fragrance of Chanel. Se potessero aprirmi, mi vedrebbero spaurita, con la costante sensazione di attacco, la mia serenità persa che è solo un ricordo, la nostalgia che ho di me stessa, brillante come mi conoscevo e come volevo farmi conoscere. Non sento la strada che percorro, i miei tacchi echeggiano e alle orecchie le immagini di ieri. Devo portarmi in giro così, ben vestita, a passo veloce con uno squarcio nell’anima.

++

Penso di aver risposto al bando del servizio civile per mettermi alla prova – o meglio, per andare a raccontare alla mia famiglia che non mi era successo niente, come dicevano loro, che potevo gareggiare per quello che loro mi avevano proposto, senza scegliere. Sbagliatissimo. Penso che mi abbiano selezionata perché se non ho nessuno intorno, scrivendo, so fare bene, resto attenta dentro me stessa. Penso di essere stata scelta perché volevo essere credibile e convincente – ma ero artefatta- e volevo compiacere mio padre, praticamente uno sconosciuto. Oggi ho cominciato il servizio civile in una ong -quello di cui si occupa sarebbe sacro e fondamentale e anche io lo condivido pur non avendo sentimenti-perché vogliono che io non abbia davvero queste difficoltà ma le ho e ogni cosa, ogni cosa mi affatica. L’indipendenza fisica, economica ed emotiva mi sfugge di mano. Umiliante per chi la cerca da sempre. Mi pare di allontanarmi sempre di più da chi ho pensato che sarei stata. Gli incidenti non si possono programmare, si può e si deve forse soltanto reagire. A testa alta, volendosi quel bene che mai ci si è concessi, cercando di rimanere lucidi (possibile?)

E.

Che cosa sono le nuvole

Alla fiera del libro ricavata dentro la polemizzata nuvola di Fuksas oggi c’erano molte persone vestite di giallo e parecchi libri -varie anime editrici, alcune con la vocazione per il design e la grafica seria o divertita, altre più volgari. Comunque c’era un gran bel fermento di gente che lavora ancora per qualcosa che io amo molto da sempre, nonostante l’avvento della tecnologia mi abbia sottratto le ore più preziose di lettura. Le vedi subito quelle che vogliono dare poesia al mondo perché sono come dei diamanti appena tolti dalle profondità della terra ( e insieme sanno di aria, di fuoco e d’acqua). Altre sono piene di colori e infantilismi con illustrazioni che la mia recente passione per l’acquerello ha invidiato molto -i loro libri si fanno poster da scoprire; poi ci sono gli editori-ingegneri orgogliosi delle storie da costruire tipo dei lego-puzzle. Quelle super aggiornate sorprendono con testi tutti dedicati alla critica della serie tv più discusse. Ovviamente le appassionate di graphic novel o di fumetto-pop, che di recente contribuiscono notevolmente a far campare ancora il cartaceo. E poi ci sono quelle cazzute e brillanti che sono: immigrazione, donne nere taglienti, sportivi grintosi, neri ricchi e con i controcoglioni sicuramente -ma che non posso non amare subito se mi citano Kafka tranquilli. Ci sono poi quelli che conosco del corso Rai ma che non cerco, come se mi fossero sconosciuti e questo lo so perché ci sono io che, in braccio alla mia ansia ancella, mi limito ad annusare le diversità e ad accumulare tesori.

E.